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Accortezze per l’Analisi degli Ossidi di Zolfo

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Gli ossidi di zolfo (SOx), in particolare il biossido di zolfo (SO2), rappresentano una classe di inquinanti atmosferici di rilevante interesse ambientale e sanitario. La loro determinazione accurata è fondamentale per il monitoraggio della qualità dell’aria e l’analisi emissioni in atmosfera, e la valutazione dell’impatto delle attività antropiche sull’ambiente. Varie metodologie sono state sviluppate e standardizzate per l’analisi degli ossidi di zolfo e determinare quindi la presenza di questi gas nell’atmosfera.

Analisi degli Ossidi di Zolfo: Metodologie Ufficiali e Manuale

Il Decreto Ministeriale del 25 agosto 2000, basandosi sulle indicazioni dell’ISTISAN 98/2, stabilisce la metodologia ufficiale per la contemporanea analisi degli ossidi di azoto e di zolfo. Tale procedura implica la raccolta dell’effluente gassoso per gorgogliamento in una soluzione di permanganato di potassio (KMnO4) in ambiente alcalino, seguita dalla determinazione attraverso cromatografia ionica.

Per la sola determinazione degli ossidi di zolfo, sono disponibili metodi manuali tra cui l’ISO 11632 e l’UNI EN 14971, che prevedono l’utilizzo di perossido di idrogeno (H2O2) come soluzione di assorbimento, e l’ISO 7934 e l’UNI 9967, che includono anche approcci colorimetrici per la quantificazione del SO2. Quest’ultimo metodo implica la formazione di un complesso colorato attraverso la reazione del biossido di zolfo con tetracloromercurato e successivamente con formaldeide e pararosanilina, generando un composto di colore rosso purpureo misurabile a 548 nm.

Differenze Metodologiche e Raccomandazioni Strumentalirilevazione ossidi di zolfo

Le normative evidenziano differenze significative, in particolare nella concentrazione di acqua ossigenata utilizzata nelle soluzioni di assorbimento. È essenziale che il materiale della sonda e del portafiltro, come borosilicato o quarzo, non reagisca o assorba SO2, con l’ISO 11632 che ammette l’uso dell’acciaio purché sia riscaldato, per prevenire qualsiasi interferenza nella raccolta del campione.

Analisi degli ossidi di zolfo: Metodi Alternativi e Analisi Automatica

La UNI 10246 propone un metodo per determinare l’anidride solforosa tramite reazione con perossido di idrogeno, formando acido solforico e successivamente solfato di bario, quantificabile sia gravimetricamente che tramite turbidimetria, quest’ultima preferita per la sua maggiore sensibilità e ripetibilità.

La normativa UNI 10393 introduce l’uso di strumenti automatici basati su tecniche di fluorescenza, analisi infrarossa e celle elettrochimiche. La fluorescenza pulsante emerge come la tecnica più efficace per il monitoraggio degli ossidi di zolfo, benché l’analisi elettrochimica possa subire interferenze da idrocarburi e monossido di carbonio presenti nei fumi.

Infine, la norma ISO 7935 specifica i criteri per l’utilizzo di analizzatori continui nella determinazione del biossido di zolfo, senza legarsi a una tecnica di misura specifica, permettendo così una flessibilità nell’adozione delle tecnologie più adeguate al contesto di monitoraggio.